«”Marcello Dell’Utri ha ragione, Mangano è stato un eroe” […] Secondo Silvio Berlusconi Marcello Dell’Utri ha ragione anche sui libri di scuola che “non rappresentano la storia vera che abbiamo alle nostre spalle” perché non parlano di “tutti gli orrori del comunismo”. “Il ‘libro nero del comunismo’ che noi abbiamo pubblicato - ha aggiunto il leader del Pdl - dovrebbe essere studiato in tutte le scuole, ma così non accade”» (fonte)
«Marcello Dell’Utri […] Si è dimesso dalla carica istituzionale di Senatore della Repubblica in seguito alla condanna in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa.»
«Borsellino affermò nell’intervista [N.d.R. del 19 maggio 1992] che Mangano era “uno di quei personaggi che ecco erano i ponti, le teste di ponte dell’organizzazione mafiosa nel Nord Italia”»
«Courtois [N.d.R. autore del libro, pubblicato in Italia da Mondadori] sarebbe stato poco scientifico nel chiarire gli obiettivi della ricerca (significato del termine “crimine” e metodo di conteggio delle “vittime”); fazioso (per esempio nel formulare giudizi generali sui regimi comunisti come strutture basate sul “crimine di massa”); o mal documentato (alcuni considerano le cifre riportate dal Libro nero esagerate). Altro elemento che non ha mancato di suscitare ampie polemiche è il paragone che Courtois propone fra nazismo e comunismo, apparentemente sostenendo che il nazismo sarebbe “meno grave” del comunismo in quanto ha causato “meno vittime” (”solo” 25 milioni). […] Una delle critiche principali riguarda l’aspetto fondamentale del conteggio delle vittime, o l’idea stessa di poter fare storiografia “contando i cadaveri”. 30 milioni di vittime conteggiate da Courtois sono dovute alla carestia cinese del 1959 che, per quanto causata dalla politica del regime, non sembra ragionevole paragonare alle vittime dei campi di concentramento nazisti […] Noam Chomsky ha osservato che, se si applicasse il metodo di Courtois alla storia dell’India dal 1947 in poi, attribuendo l’alta mortalità alla mancanza di adeguate scelte politiche, si dovrebbe concludere che anche la democrazia in India è stata responsabile di cento milioni di morti […] il libro viene accusato di essere evidentemente motivato da fini propagandistici e non storiografici»
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